martedì 16 gennaio 2018

Dolores, t'è caduto il vassoio



E' morta Dolores O'Riordan, cantante dei The Cranberries.
E' morta Dolores O'Riordan e i morti su internet tirano sempre un casino. Ma... perché poi dovrei parlarne? La reach organica delle mie pagine facebook non è un motivo sufficiente.


I Cranberries entrano nella mia vita nel 1994, tramite mio fratello, e mi fanno cagare. Dai, avevo 10 anni, non è possibile che a 10 anni ti piaccia quella roba. Poi già il nome... CRAN-BER-RIS. Suona già male. Suona come un vassoio di argento che ti cade per terra. Magari con sopra dei biscotti buoni. CRANBERRIS! Ti è caduto il vassoio? Si. C'erano sopra i biscotti? Si. Ma cazzo.


Poi, nel 1999 è uscito Bury The Hatchet. Ed ecco, che a 15 anni, inizio ad avere le orecchie per apprezzarlo. E così piano piano recupero tutti gli album... e nel 2002 arrivano a Bologna, all'Arena Parco Nord, per l'MTV Day: e io sono lì.
E poi direi che la nostra relazione si chiude qui, anche perché i Cranberries fanno uscire un best of e poi si prendono un periodo di pausa. Quando tornano, nel 2009, io ascolto altre cose. E gli album successivi (due, uno del 2012 e uno uscito l'anno scorso) non me li filo proprio. Non li ho proprio mai ascoltati, non saprei neanche dire se mi sto perdendo qualcosa.


Ma va bene così. Bastano quei 5 album della prima fase 1993-2002... tutte quelle canzoni, tutte quelle parole... tutti quegli urli. Perché certo, a 10 anni non puoi apprezzare No Need To Argue, con 'sta qui che grida... anche questa stava male. Ma c'è da capirla, all'epoca non c'era tanta tranquillità tra l'ex Jugoslavia e l'Irlanda del Nord... Europa Europa, Europa un cazzo. Lei usava parole diverse, ma il senso era quello, dai.
C'è poi un motivo se lei scriveva canzoni e io scrivo solo stronzate, a ognuno il suo lavoro: e il mio non è nemmeno quello di scrivere stronzate, tra l'altro.


E fine, non ho molto altro da dire in realtà: no, non è la stessa cosa di Chester Bennington, non ha segnato così tanto la mia adolescenza. Anche se per inserire "Free to decide" nella mia colonna sonora dell'Interrail 2008 ho dovuto discutere con Saccolo, che ovviamente non apprezzava.


E' solo che anche stavolta ci si sente un po' più soli, anche se non ci cagavamo dal 2003, per dire. La morte fa parte della vita, no?
Non so, forse le morti degli altri fanno sentire più vecchio me, e forse alla fine è solo un po' di egoismo, quello che c'è dietro tutto questo. Che alla fine a sua volta non è nient'altro che istinto di sopravvivenza, di volersi attaccare a tutta la vita che resta, che in questo caso è la mia, perché la sua già non c'è più.
Perché Johnny Cash è morto da vecchio, perché David Bowie è morto prima del previsto ma almeno era arrivato ai 69, perché 46 sono pochi, dai.
Quarantasei sono pochi.
Dolores, t'è caduto il vassoio d'argento. CRANBERRIS!

And I miss you, when you're gone
That is what I do, baby, baby
And it's going to carry on
That is what I do, hey, baby


lunedì 8 gennaio 2018

I miei dischi del 2017

Mi è sempre piaciuto fare classifiche e pagelle. E' una cosa che, ciclicamente, torna anche di moda. Ovviamente la cosa ha spesso riguardato anche la musica. Ed è così che, dopo non averlo fatto per un po' di anni, tiro fuori "i miei dischi dell'anno".
Che significa: i miei dischi preferiti tra quelli che sono usciti nel 2017. Perché se estendessi, dovrei dirvi che quest'anno ho ascoltato anche un sacco anche il primo album dei The XX, ma è del 2009, per dire.
E un po' per tempo, un po' per voglia, non ho di certo ascoltato tutte le maggiori uscite di quest'anno. Potrei aver lasciato fuori album che magari vado a riscoprire tra qualche anno.
Altra premessa: come sapete, non sono un esperto di musica né un musicista, sono solo un appassionato che ne ha ascoltata molta, ne ascolta ancora tanta, e ha un iTunes con 93 giga di mp3.
Ultima premessa: la sensazione generale è che il livello medio, da una decina d'anni a questa parte, si sia un po' abbassato (anche se stiamo parlando di un macro universo), mentre in controtendenza, la situazione italiana mi pare in miglioramento. 
Bando alle ciance: cominciamo.


*** ALBUM STRANIERO ***
Hater - "You tried"


Negli ultimi anni le nuove uscite che ascolto sono prevalentemente italiane, quindi c'è solo un album straniero.
Gli Hater sono quattro ragazzi svedesi di Malmö, e suonano un pop finto disimpegnato e molto low-fi. Un po' per le tematiche, un po' per il suono, a me sembra che abbiano pescato tantissimo dai The Smiths, con una voce femminile.
Questo disco l'ho scoperto tramite Polaroid, autore di una bellissima recensione a riguardo. A me ha subito ricordato gli anni di Londra, dello "scazzo pomeridiano", quando la luce del sole filtrava nella stanza passando attraverso un vetro sporco, in una stanza che puzzava sempre di fumo, dove su un divano impolverato, davanti a un tappeto sporco, bevevo birre in lattina e vini scarsi, ascoltando vecchi vinili segnati e guardando video nostalgici su youtube, insieme al mio amico scrittore. Momenti in cui pensavamo a tutto e in mano non avevamo niente, in cui tutto il mondo era contro di noi (forse non di tutto, ma di certo ci sembravano avversi sia l'Italia che il Regno Unito) e sognavamo donne lontane o vicine, o forse donne e basta (si è sempre pescato pochissimo) e speravamo di fare i soldi... almeno ammucchiare quelli che bastassero per arrivare pagare l'affitto e arrivare a fine mese.
"You tried" non parla di niente di tutto questo, ma è impregnato di quella "malinconia splendente" (Polaroid cit.), tipica di una certa fase della giovinezza, del poter avere tutto ma non avere niente, se non pochi rimpianti e rimorsi... che sono pochissimi, ma già sembrano eterni ed enormi.
Probabilmente, ho passato questo, e poterlo rivivere per un attimo, in questi disco di soli 26 minuti, è come farsi bersi un grappino: un bel distillato di tutto quello che fu.


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*** EP STRANIERO ***
The Steady Letters - "The Steady Letters EP"


Non vorrei essere ripetitivo, ma devo dirlo: anche loro vengono da Londra... e portano un rock a metà tra l'indie dei primissimi Arctic Monkeys e un garage rock secco ed efficace. L'EP, ad essere sincero, suona un po' troppo "pulito": i brani sono molto efficaci, ma pagano un po' lo scotto di un arrangiamento in studio che non rende piena giustizia. Tuttavia, se li ho messi in questo resoconto è perché sono convinto del fatto che abbiano un grandissimo potenziale (e dal vivo lo dimostrano già ampiamente). Se passate dalle parti di Londra date un'occhiata alla loro pagina facebook, si sa mai che facciano un live proprio il weekend in cui siete lì voi.


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*** EP ITALIANO ***
Spartiti (Max Collini + Jukka Reverberi) - "Servizio d'ordine EP"


Veniamo alle cose di casa nostra... se per gli Steady Letters era quasi un premio per il debutto, più che per l'EP in sé, anche gli in realtà il premio è più "alla carriera", se non addirittura alle carriere, quelle di Collini e Reverberi, negli Offlaga Disco Pax e nei Giardini di Mirò. Su queste non si discute: da sole potrebbero farmi scrivere post e post (e non è detto che non lo faccia, prima o poi).
Penso che il progetto "Spartiti", nato come spettacolo di reading musicale e alla lunga divenuta una "band" a tutti gli effetti, merita un riconoscimento per il lavoro svolto. Quattro anni di tour, 1 EP live, 1 album in studio e ora questo "Servizio d'ordine EP" che va a chiudere il percorso (non definitivamente, spero) mettendo Spartiti di fatto in pausa e chiudendo di fatto una prima era del gruppo (lo ripeto: vi prego, andate avanti).
Lo "spoken word" in Italia non ha mai preso piede più di tanto, così come i reading e le letture accompagnate da un sottofondo musicale, che sono ancora viste come uno svago da noiosi cinquatenni snob radical chic o giovani hipster... ma ahimé, siamo in Italia. E forse è proprio per questo che è una bella notizia sapere che pur navigando controcorrente, gli OfflagaDiscoPax sono riusciti a ritagliarsi uno spazio di tutto rispetto nella scena indie dell'epoca, ed inizia ad essere così anche per Spartiti. Ne meriterebbero molta di più, ma cominciamo ad apprezzare quella che c'è... in questo Paese, in questo momento, tutto questo è fonte di speranza.
E' ora che parli anche dell'EP, è vero... anche in questo lavoro, come nei precedenti i testi interpretati (a volte suoi, a volte presi in prestito) da Max si sposano alla perfezione con le basi preparate da Jukka, senza che mai una delle due sovrasti l'altra. Il suono arricchisce la parola, e la parola riempie il suono... perdonatemi se scomodo frasi fatte, ma ad ascoltare il duo reggiano quasi non si percepisce il grossissimo lavoro che c'è alle spalle di tutto questo: è molto difficile partire da brani di altri o racconti già scritti e arrivare a raggiungere una tale alchimia musicale. Eppure, ce l'hanno fatta.
Questo EP di cinque tracce aggiunge al repertorio del duo chicche come "Elena e i Nirvana" e "Ida e Augusta" che da sole valgono il disco.
Ok, forse non siete abituati all'idea del "concerto con le sedie", ma appena tornano dalle vostre parti, andateli a sentire. Nel mentre, c'è Spotify/Youtube/iTunes.


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*** TERZO POSTO ***
Dutch Nazari - "Amore Povero"


Alla fine ho deciso di fare anche una top 3: e al terzo posto c'è Dutch Nazari, che avrebbe quasi potuto vincere anche il "miglior debutto" non fosse che nel 2016 era già uscito un EP, "Diecimila lire". Nel suo primo long playling il buon Duccio (nome di battesimo) tiene altissima la bandiera del cosiddetto "cantautorap", quelli dei giocolieri di parole (per intenderci, tipo Dargen D'Amico e Willie Peyote, due con cui tra l'altro ha collaborato in diversi brani).
E' un tipo di rap che adoro: la ricerca continua del gioco di parole, ma non fine a sé stessa, bensì al servizio del contenuto e del messaggio, con la metrica che a volte quasi sembra sconfinare nel parlato, pur restando indiscutibilmente rap.
I brani sono racconti di vita, di vita "normale" (se il normale esiste), ma Dutch Nazari potrebbe essere un amico di tutti, quello un po' depresso, quello a cui capita di sbronzarsi, quello che fa fatica a trovare da lavorare, quello un po' cinico e disilluso, che ogni tanto trova anche da far bene, ma sempre pronto a cercare un sorriso, anche finto, ma pur sempre un sorriso per fare buon viso al cattivo gioco, che è un po' la società in cui ci ritroviamo.
L'ho visto recentemente al Locomotiv Club (apriva il concerto di Frah Quintale) e mi è piaciuto molto, anche se un po' penalizzato dal trovarsi in un contesto euforico con un album che di euforia ne ha ben poca.
Bravo Dutch, avanti così.


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*** SECONDO POSTO ***
Amari - "Polverone"


Lo ammetto senza troppi problemi: sono di parte e questo secondo posto potete tranquillamente considerarlo un furto, o un favoritismo, o un regalo. Intendiamoci: non ho mai avuto regali dagli amari, a parte un paio di ingressi gratuiti ai tempi degli amari street member e una magliettina che ora mi sta anche stretta. Di certo non mi hanno mai pagato come promoter: sono un semplice fan, e come tale, non posso essere obiettivo, per quanto mi sforzi.
Comunque cerco di esserlo: e penso che obiettivamente questo sia un bel disco. Non tutti i brani forse sono ciambelle uscite con il buco, come si suol dire, ma la ricerca continua di questi simpatici friulani ha dato i suoi frutti, e sono da apprezzare.
C'è chi resta volontariamente fuori dalle dinamiche di mercato e delle scene, e comunque ne viene rispettato (vedi OfflagaDiscoPax e Spartiti, per dirne due sopra) e chi invece viene un po' ingiustamente messo in disparte. Perché? Boh, non lo so. So che gli Amari sono spesso considerati molto meno di quello che meritano.
In questo disco si percepisce benissimo come gli Amari siano sulla scena da vent'anni, hanno suonato tantissimo ma ancora di più hanno ascoltato un botto di dischi di ogni genere, continuano a farlo, e sono in grado di affittare con calma un casolare in Umbria e provare a suonare, a campionare, a comporre, a scrivere. Con molta esperienza, e tanto coraggio. Perché per fare certe cose in Italia e in italiano, ci vuole coraggio. In questo disco torna il rap (lasciato un po' in disparte negli ultimi album), si sentono tante influenze oltreoceano di moltissimi generi diversi, mentre i testi mescolano riflessioni, ironia ed autoironia, con una versatilità che è veramente da pochi (in Italia forse solo Daniele Silvestri e Max Gazzè, ovviamente in maniera diversa e in altri generi).
In questo l'album ho la sensazione del tempo che passa, del vivere il presente con la difficoltà del barcamenarsi facendo musica in tanti modi diversi (Dariella è autore di jingle pubblicitari e colonne sonore, il Pasta gira i club con i Fare Soldi) senza però avere la promozione e i passaggi radiofonici di Ligabue, ma la volontà di cantare l'amore vero senza strumentalizzazioni. Ci sono i traslochi, i viaggi, gli amici che vanno e vengono, ma sempre tornano alla provincia, anche solo per una birra, o per ricordare i tempi universitari in cui si era "punkabbestia", c'è spazio per ricordare Ken il Guerriero citandolo... ho un po' la sensazione che quest'album sia quasi una "prova di forza": sì, si può invecchiare senza diventare vecchi. Si può restare fermi a fare sì che la polvere che si depositi lentamente, a patto che poi al momento ci giusto si sappia come alzarsi di scatto e fare un gran polverone.
Tre brani tre: Punkabbestia, L'amore si prova e Dinosauro (ma in rete i fan degli Amari hanno apprezzato parecchio anche "Tu Tramonto")
Anche gli skit in questo album sono chicche gustose: in "Italian Smemorato" c'è un audio tormentone di Whatsapp campionato ad hoc, in "Telefonata con mia mamma"... una telefonata con la mamma di Dariella, che arriva a cantare Endrigo con l'autotune.
Se tutte le volte che vi alzate di scatto fate uscire un polverone così, allora lasciatevi cadere addosso pure tutta la polvere che volete.


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*** MENZIONI SPECIALI ***

Ok, prima di arrivare al vincitore del mio "miglior disco 2017", vorrei lasciare un po' di premi minori.  Tipo quando al Carnevale di Cento si assegna il premio per il miglior costume o il miglior gettito.
L'ho ascoltato poco, ma mi è sembrato validissimo il debutto di Giorgio Poi ("Fa niente"), dove c'è molto Battisti ma sotto forma di synth pop.
Molto validi anche i Coma_Cose, usciti con un EP e qualche traccia sparsa, anche qui a metà tra Battisti e la trap... attendo con curiosità un album.
Molto bello "Nebbia" dei Gazebo Penguins, un lavoro maturo, quasi un concept album sulla presenza/assenza, per una "indie alternative rock band" (come li definisci, i Pinguini?) che matura senza invecchiare (anche loro, sì).
Ho ascoltato molto anche Coez... beh, ormai ha virato decisamente sul pop, ma mi è piaciuto. E' un bel disco. E mi piace come ancora mantenga una vena rap, nemmeno troppo nascosta. Insomma, per me "Faccio un casino" è promosso, senza dubbio. Si può fare anche un buon disco pop senza che debba essere un capolavoro del cantautorato italico. Oh, accendete una qualunque radio generalista e ditemi qual'è il livello medio, dai...
Ah, un'altra cosa: voglio ascoltare i dischi con calma e con tutto il tempo che meritano e di cui necessitano: quindi mi riservo il diritto di ascoltare più avanti il nuovo dei The XX (di cui ho sentito solo i singoli, molto bene) o St. Vincent (che conosco poco, ma ha fatto uscire dei bei singoli).
Non è assolutamente il loro miglior lavoro, ma "Ti Amo" dei francesissimi Phoenix mi ha rasserenato dopo il mezzo passo falso di "Bankrupt!".
Bene, ora tocca al vincitore...

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*** PRIMO POSTO ***
Le Luci della Centrale Elettrica - "Terra"


No, stavolta non sono di parte: pur essendo un fan di Vasco Brondi (per ancora chi non lo sapesse, è colui che sta dietro al one-man-project Le Luci della Centrale Elettrica), non ho con lui un rapporto di cui posso dirmi musicalmente succube. Non avrei problemi a stroncarlo con ferocia, se inciampasse in un mezzo passo falso, a maggior ragione dopo aver sfornato una serie di album a mio avviso eccezionali, tra cui appunto quest'ultimo "Terra".
Vasco è un tipo strano. Meglio così. Non so dire se il successo gli abbia dato alla testa... non penso, a dire la verità. Certo che il successo cambia: se non altro, solo per la tranquillità di poter arrivare serenamente a fine mese, e poter viaggiare, e poter guardare ed ascoltare il mondo. Soprattutto ascoltare, perché in questo lavoro ci sono davvero tanti suoni, da tutti i continenti... c'è l'Africa, l'Asia, il Messico, i Balcani... il tutto accompagnato da un diario di lavorazione, in cui aneddoti di vita si mescolano con il diario di lavorazione del disco, con la produzione di Fede Dragogna dei Ministri.
Questo disco è una miscela incredibile, ci sono film, libri, canzoni, citazioni di filosofi, suoni ascoltati in giro per il mondo, strumenti comprati in mercatini dispersi... ma se pensate se sia un disco "esterofilo" o una sorta di Lonely Planet in musica, siete fuori strada. Il disco è l'amplificazione della periferia di Milano, del Veneto, di quella società multietnica che faticosamente sta venendo fuori, che lo si voglia o meno. Tutto il casino di questa Terra, è lo stesso che c'è già qui, fuori dalla nostra finestra. E' un disco di speranza, in un certo senso, anche nell'affrontare dinamiche come quelle di migranti e scafisti... c'è sempre un alone di positivismo, in un certo senso, alla faccia della nomea depressa che si era costruito Brondi con i primi lavori.
Mi sembra che voglia dire: tutti insieme, ce la possiamo fare. Io, te, io e te, noi, loro... sembra quasi di essere in una guerra in cui Vasco ci sta spoilerando che c'è un lieto fine, dobbiamo solo essere forti e decisi a terminare questo binge watching a cui siamo forzatamente costretti quotidianamente.
O forse no: ma ce la possiamo fare. E ti prego Vasco, capisco la multietnicità, ma tagliati la barba che stai malissimo.

lunedì 1 gennaio 2018

Il primo dell'anno

L'iPhone non centra nulla, ma mi sembra comunque una immagine rappresentativa del Primo Gennaio
L'iPhone non centra nulla, ma mi sembra comunque una immagine rappresentativa del Primo Gennaio.

Oggi comincia il nuovo corso di questo blog. Cosa cambia? Quasi nulla. Continueranno ad esserci pochi post, a cadenza irregolare, e continueranno a esserci i miei deliri semi-narrativi, le mie riflessioni, i miei ricordi. Ma ci sarà sempre della musica. Tanta musica. Perché c'è sempre della musica. Parlerò anche proprio di musica, penso. Recensioni, interviste. Ma non fatevi troppe illusioni che sono molto incostante nei miei intenti. Comunque, qualche post a riguardo c'era già stato, ce ne saranno di più.
Oggi è il 01/01/2018, e il primo dell'anno, faccio il primo post del nuovo corso.
Parlando del primo gennaio, cioè di TUTTI i miei "1 gennaio". Coraggio, sono soltanto 33: togliendo quelli che non ricordo, sono 27... visto che non li racconterò singolarmente, sarà una rapida carrellata.
Riuscirò a essere prolisso lo stesso, lo so. D'altronde... siete su Blogorroico.

THE 90's aka QUANDO C'ERA LA LIRA
La mattina del primo gennaio dei miei anni novanta è sempre stata anticipata da una festa con i miei genitori, i loro amici, e i loro figli. Una cosa casalinga, molto tranquilla. Nonostante questo, alla mattina non ero mai molto contento della sveglia: nonostante fossi già andato alla messa prefestiva del giorno prima, dovevo comunque svegliarmi presto per ANDARE A DARE IL BUON ANNO ai parenti. Quella tradizione tutta nostrana che tocca al sesso maschile, perché "le donne portano sfiga".
Così mio padre mi caricava in macchina e mi portava in giro, insieme a mio zio, mentre mia madre a sua volta restava a casa per ricevere le visite degli altri parenti.
Le case degli altri si assomigliavano tutti (e forse si assomigliano ancora): l'albero di Natale acceso, un piattone di caramelle e cioccolatini, e la TV era accesa "sul primo", dove trasmettevano la replica del concerto di capodanno.
Questa cosa degli auguri non mi è mai piaciuta molto, d'altronde come tutti i bambini a me piaceva giocare, o al limite dormire... anche se in cambio degli auguri ricevevo sempre tra le 10mila e le 50mila lire. Una cosa che crescendo ho apprezzato sempre più... alla fine, sossoldi, con cui andare a rimpinguare la mia misera paghetta di bimbo/adolescente e con cui comprarmi qualche piccolo sfizio.

2000-2001-2002 aka THE HANGOVER DAYS
I primissimi anni del nuovo millennio non variano molto dagli anni novanta, anzi, sono sostanzialmente identici, se non per un piccolo particolare: invece della festa tranquilla con genitori e figli, cominciavo a frequentare feste di amici in cui la componente alcolica svolgeva un ruolo importante.
Risultato: alla mattina del primo gennaio mi ritrovavo caricato in macchina, pallido come la neve bianca che nei campi si scioglieva, mentre cercavo di non vomitare, nelle statali della provincia ferrarese.
Furono pochi anni, brevi intensi, che terminarono nel momento in cui i parenti si resero conto che avevo 18 anni e quindi ero già grande per ricevere soldi... ne conseguì che decisi di essere già grande per restare a letto.

dal 2003 in poi... 
Dal 2003 in poi, cioè dai miei 18 anni, i miei primo gennaio si possono sostanzialmente raccontare dividendoli in due categorie:

A) VACANZE DI NATALE '83 (ovvero il capodanno in vacanza)
Tuttavia, mi è capitato di fare la festa di capodanno fuori, in vacanza (a memoria conto almeno 6-7 occasioni)... qui il programma della giornata del primo gennaio è molto variabile, e ovviamente ogni giornata meriterebbe un racconto a sé. Ho fatto capodanni a Valle di Cadore (BL), Monaco di Baviera, Londra, Roma, Lubliana, Sofia... ognuno con le sue peculiarità, i suoi personaggi e i suoi aneddoti. Come un film dei Vanzina. E qui, come sempre, il 31 dicembre è stato più interessante del 1 gennaio.

B) WEEKEND degli 883 (ovvero il capodanno a casa)
La seconda, invece, purtroppo più frequente, è quella che segue una festa nei dintorni.
Sveglia a mezzogiorno, corsa al lavandino, riutilizzo dei vestiti della sera precedente (quando possibile) e corsa in macchina per arrivare da mia nonna puntuale. Tentativo che fallisce puntualmente (i miei ritardi sono l'unica cosa che ho di puntuale).
Mia nonna mi sgrida, e poi dà il via alla sequenza di lasagne-tortellini-polpettone-funghi-purè-coniglio-spiedini-braciole-frutta-torta1-torta2-caffè. Sequenza che più o meno è invariata da quando sono nato, e che più o meno si ripete anche per Pasqua e compleanni.
Il resto della giornata è un vegetare tra letto, divano, e se avanzano voglia ed energie, alla sera magari mi faccio anche una doccia ed esco fuori a vedere di nuovo quelli della sera prima, in casa di qualcuno perché fuori è tutto chiuso, e magari si torna a casa presto perché il giorno dopo si deve già tornare a lavorare. Il tutto condito da un mal di testa regolare tipico del day after. Si, proprio come "Weekend" degli 883, avete capito tutto.


E questo primo gennaio 2018? E' domenica, il 2 si lavora già, quindi stasera immagino un finale molto alla "Weekend"... nonostante questo voglio ricordarmi dei tempi andati, della mia gioventù, e di quelle mattine noiose. Senza mal di testa. Senza nostalgia. Ma con Radetzky. 


domenica 31 dicembre 2017

Oh!

oh!
domani è gennaio.
cambiamo il calendario.
e il blog.


martedì 26 dicembre 2017

Hanno ammazzato K-Rock, K-Rock è viva

"KROCK" (foto di Emanuele Callegari)

Avrei voluto fare questo post molto più avanti... e invece, eccomi qua.
K-Rock radiostation da Scandiano (RE) ha ceduto le sue frequenze FM, e a breve trasmetterà solo online, come web radio.

K-Rock nasce ufficialmente nel 1990, ma io la scopro nel 1998, quando ho 14 anni: l'età giusta per potere apprezzarla. In famiglia avevamo appena comprato uno stereo hi-fi della Aiwa, pagandolo in parti uguali tra me, mio fratello e i miei genitori... una piccola bomba, aveva due belle casse "surround" da 133 watt e il display RDS (quello che oggi hanno tutte le autoradio, ma all'epoca era una novità). E tra le stazioni memorizzate comparve questa "KROCK.IT", perché il sito era senza trattino.
Era il periodo "finalese" di mio fratello, dove la frequentazioni con amici e amiche della vicina provincia modenese gli portò un sacco di influenze alternative rock... le serate al Corallo di Scandiano, l'Oasis di Sassuolo, i CD di Lenny Kravitz, Daniele Silvestri e Timoria presi in prestito dalla fonoteca di Nonantola... e tanto altro ancora, tra cui ovviamente K-Rock.
E tutte queste influenze arrivarono brevemente anche a me, fratello minore.

Ora, per descrivere brevemente K-Rock, prendo in prestito le parole che l'amico Emanuele "Callega" Callegari ha scritto su facebook:

"(...) L'unica radio dove il dj poteva passare tutto ciò che la testa gli suggerisse e dove lo speaker (che era quasi sempre anche il dj) poteva parlare di ciò che voleva con un accento reggiano imbarazzante ma sincero.
A krock, i pezzi venivano messi su dal vinile, dalle cassette, o scaricati illegalmente da you tube.
A krock, le interviste con gli artisti potevano durare anche più di 1 ora e venivano passati i pezzi della band e non quello che gli imponeva la rotazione musicale.
A krock, la discorichiesta era una cosa seria, non uno stupido radiocomando.
Su krock, potevi ascoltare November Rain dall'inizio alla fine. 

A krock non sentivi mai la stessa canzone lo stesso giorno, ma neanche la stessa settimana.
Su krock la pubblicità veniva passata quando lo decideva il dj ed era sempre per promuovere qualche sagra, o gli eventi del Corallo.
Su krock, di Cat Stevens non veniva passata solo Father and Sons. 
Su krock vi erano programmi interi dedicati a un genere musicale, per poterlo capire. 
Su krock, potevi sentire un pezzo Trash Viking Metal di una band scandinava sconosciuta e il minuto dopo un brano punk italiano della Paolino Paperino Band
A krock la protagonista era la musica.
Krock era ricerca, ignoranza, passione in uno dei luoghi più belli in cui si possa stare, la Radio. (...)"


Mi sento solo di aggiungere che passava da De Andrè ai Subsonica, da Eminem ai Bermuda Acoustic Trio perché w il rock ma quando la musica è bella chi se ne fotte dei generi.
A K-Rock se facevi una discorichiesta stavano zitti quando partiva il pezzo, per fartela registrare su cassetta, a K-Rock a volte si sbagliavano, non stoppavano il vinile in tempo, e partiva la traccia dopo... a volte addirittura il CD non partiva proprio, e rimediavano con un'altro pezzo. K-Rock era davvero una delle ultime radio libere rimaste in FM.

Per quel che riguarda me... K-Rock è l'unica radio a cui ho mai effettuato una discorichiesta, ed è l'unica radio che ascolto in maniera continuativa da allora... quindi, sono 19 anni.
Ho ascoltato K-Rock al lavoro, dal pc della collega rockettara, ho messo su K-Rock al bar in cui ho lavorato, sono andato alla pizzeria Katamarano Rock di Modena, al Corallo, al K-Rock Cafè di Scandiano solo perché ho adorato le pubblicità che andavano in onda.
Potrei andare avanti a lungo... per me 104.35, la frequenza FM della provincia di Modena (che però prendeva abbastanza bene anche a Cento e dintorni) è una sequenza di numeri che mi ricorderò per sempre, come il numero di telefono di casa dei miei.

E niente, è successo che K-Rock ha deciso/è stata costretta a vendere le sue frequenze FM... e continuerà solamente online, come web-radio.
Questo mi ha fatto pensare... hanno ammazzato K-Rock.
L'FM è una tecnologia che ha i giorni contati, questo è vero: a partire dal 2020 si spegnerà progressivamente in tutta Europa (in Norvegia, precursori, hanno spento quest'anno)... ma se fate bene i conti, da qui al 2020 ci sono ancora mille giorni, mica pochi per una radio. Senza contare che lo spegnimento in Italia probabilmente arriverà successivamente...
L'FM lascerà spazio alla DAB, che sta per Digital Audio Broadcasting, tecnologia di trasmissione che da una qualità maggiore (e si prende anche in galleria, proprio come Isoradio e Radio Maria)... K-rock dovrebbe prima o poi attrezzarsi per questo tipo di tecnologia (almeno, così hanno dichiarato).
Ma... nel mentre?
Oggigiorno, ora, nelle nostre province emiliane... chi ascolta la radio da internet? In macchina, ad esempio, basterebbe scaricare l'app di K-Rock, e farla partire dallo smartphone: tutto abbastanza semplice, sulla carta. Ma... in quanti hanno un'auto con il bluetooth? E queste operazioni, per quanto semplici, non sono immediate quanto la pressione del tasto "ON" dell'autoradio... senza contare la scadente copertura 4G/3G delle nostre campagne.
La situazione va sicuramente meglio a livello casalingo, dove l'ascolto della web radio (prevalentemente da PC) è sicuramente più diffuso e fattibile, grazie ad una maggiore stabilità della rete internet e al contesto stesso che necessita di meno immediatezza rispetto a quando siamo al volante... anche se, se ci rapportiamo alla radio come oggetto vero e proprio, anche qui non è la stessa cosa. Pensate a chi tiene accesa la radio mentre fa la doccia... portereste il vostro macbook da 1500 euro in bagno?

Insomma, quando ho imparato che K-Rock spegneva le sue frequenze, mi è dispiaciuto parecchio. E' inutile negare un po' di romanticismo e un po' di retorica, che ci possono stare, soprattutto per chi come me ha fatto radio, anche se da web.
Tuttavia, se da un lato è vero che l'FM di fatto resta a stragrande maggioranza il presente della radio (e lo sarà ancora per diversi anni), ed è di conseguenza vero che la notizia di oggi è una sconfitta, possiamo e dobbiamo guardare avanti. E pensare al futuro. Un futuro in cui anche grazie al DAB possiamo tornare ad avere la stessa semplicità di fruizione che abbiamo avuto fino ad oggi.
E' successo nel passaggio TV tra analogico e digitale terrestre, succede ora nello streaming di Netflix/Youtube/RaiPlay tramite Chromecast o Internet TV... quando la tecnologia diventa semplice e a portata di mano, allora è possibile. E ci voglio credere.

E allora, semicitando De Gregori... l'FM ha ammazzato K-Rock, ma K-Rock è viva. E viva deve restare... e quindi non posso fare altro che indirizzarvi su www.krock.it o sulla pagina facebook di K-Rock ... fate un play, mettete un like, e scaricate l'app (disponibile sia per iOS che per Android)... insomma, a prescindere dalla questione FM, le radio senza ascoltatori non esistono.

Vi lascio con un pezzo che ho scoperto proprio grazie a K-Rock, e che ogni tanto, nelle serate invernali dei primi anni 2000, in cui avrei dovuto studiare ma non studiavo affatto, ogni tanto mi teneva compagnia. E a K-Rock lo passavano tutto. TUTTO.